Washington, 19 set. (Adnkronos) – Di fronte all’alzata di scudi di un crescente gruppo di senatori repubblicani, George Bush è stato costretto a fare marcia indietro sulla proposta di nuove regole per gli interrogatori dei detenuti accusati di terrorismo. La Casa Bianca ha infatti inviato al Congresso una nuova proposta di legge che dovrebbe far sbloccare lo stallo e l’accesa disputa che si era innescata nei giorni scorsi, dopo che esponenti di punta del Grand Old Party, guidati dal presidente della Commissione Forze Armate John Warner, si erano opposti a una norma che autorizzava il ricorso ai metodi duri durante gli interrogatori in violazione alla Convenzione di Ginevra, in particolare dell’articolo 3 che vieta trattamenti umilianti e offensivi della dignità umana. Il provvedimento, sostengono i repubblicani dissidenti, equivarrebbe a una abrogazione della Convenzione e aprirebbe le porte a comportamenti analoghi nei confronti degli americani in altri Paesi.
Pur non fornendo dettagli specifici sui cambiamenti apportati alla bozza di legge, il portavoce di Warner ha parlato di una “nuova stesura” e il senatore Lindsey Graham, un altro dei leader della fronda repubblicana insieme al senatore John McCain, ha detto che ora ci sono il 50% di possibilità che si possa raggiungere un accordo entro il fine settimana. “Sembra che ci muoviamo verso una possibile soluzione” ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca. Una risposta dei dissidenti potrebbe arrivare già oggi – ha spiegato ancora alla Cnn il portavoce di Warner – durante un incontro di routine tra il vice presidente Dick Cheney e i senatori repubblicani.
La marcia indietro della Casa Bianca si è resa necessaria quando è apparso chiaro che la fronda non poteva altro che allargarsi: altri cinque senatori del Gop nei giorni scorsi hanno dichiarato di essere pronti a unirsi ai dissidenti nello sbarrare la strada alla legge per l’autorizzazione dei tribunali militari che dovrebbero processare i detenuti per terrorismo, proposta che contiene le nuove regole per gli interrogatori. Senza contare il peso dell’appoggio dato ai dissidenti dall’ex segretario di Stato ed ex capo degli Stati Maggiori Riuniti Colin Powell.